La ’ndrangheta s’è acquattata nell’ombra e ha prosperato nel silenzio.
Senza mai porsi petto a petto contro lo Stato. Senza più coppola, lupara e bagliori da una siepe. Senza clamori.
Finché può. Finché non c’è chi si para in mezzo a sfidarla, a guastare gli equilibri saldati a sangue, gli interessi danarosi del delitto, a infrangere l’intento delle attività imprenditoriali con cui godersi i soldi delle nefandezze.

È il caso di Giorgio Marro, avvocato penalista in disarmo, che s’incaponisce a scavare in faccende da cui si terrebbe alla larga se non fosse un uomo abbattuto dagli scossoni di una vita che non merita d’essere tirata oltre. Non un eroe che si veste di coraggio e di civiltà, quindi. Piuttosto uno a cui, al più, potrà capitare d’essere ucciso, ed è forse ciò che cerca, da aspirante suicida. La ’ndrangheta non può perdonargliela, come non può perdonare i veri eroi e i pentiti. Lasciarlo impunito minerebbe la forza, la paura che sparge a piene mani. Né una cosca può mostrare debolezza lasciandosi scivolare addosso gli affronti di un’altra cosca. Ed è guerra. Perché non è vero che ci sia una struttura piramidale e un capo dei capi in grado d’imporsi d’autorità e impedirla. C’è solo un custode delle regole, una figura di parata che non conta nulla, non militarmente almeno, uno utile per ingannare d’antico, di una continuità con il passato che carpisca ancora consenso.

La vicenda, pur di fantasia, è perciò verosimile, ha grande aderenza con la realtà, con la cruda ferocia di personaggi che hanno la sfacciataggine di definirsi “uomini d’onore”. Una famiglia di ’ndrangheta, all’impatto con un’ingerenza che ne incrina la reputazione nefasta su cui si reggono i suoi interessi, provenga essa dall’incoscienza di un singolo o dalla tracotanza di una ’ndrina rivale, è costretta a uscire da sotto il pelo dell’acqua e ad affrontare la minaccia, pena l’indebolirsi. Qualcosa che assomiglia ai fatti narrati è già accaduto e forse purtroppo si ripeterà in seguito. Perché è nelle corde e nell’animo di certe anime truci e dannate che, pur minoranza, sciancano le carni, ammorbano l’aria, mettono in affanno le esistenze di tutti.