Dopo quasi quindici anni di intensa attività per Piemme, Franco Scaglia se n’è andato.

Siamo tutti molto tristi. Franco era un uomo assai amato, sia all’interno della casa editrice, sia dai suoi numerosissimi lettori. Una presenza forte, un autore sempre pronto a collaborare, a farsi carico anche personalmente di quello che serviva a trasformare i suoi libri in altrettanti successi.

Ricordo ancora il pranzo in un ristorante milanese in cui ha preso forma il personaggio di Padre Matteo, il frate francescano appartenente alla Custodia di Terra Santa, a Gerusalemme, divenuto protagonista della trilogia, poi diventata una tetralogia, di romanzi di grande successo, un misto di thriller, spionaggio, ma soprattutto un esempio di come il genere possa farsi buona letteratura. Tanto che il primo di questi romanzi, Il custode dell’acqua, aveva ottenuto uno dei premi letterari più ambiti, il Super Campiello, nel 2002.

Tra una chiacchiera e l’altra Franco aveva parlato di un suo amico francescano, Michele Piccirillo, un grande archeologo anche lui ospite della Custodia, poi, come per una folgorazione, aveva intuito che era proprio su quella falsariga che voleva costruire il suo personaggio.

Franco era un narratore, lo incuriosivano i misteri, i risvolti segreti della vita degli altri, le cose non dette che la gente si porta dentro.

Anche i suoi saggi erano articolati come racconti, racconti di viaggio, come ne Il viaggio di Gesù, percorso reale e spirituale che aveva incantato la critica e i lettori, o negli itinerari di indagine dei libri scritti con Monsignor Vincenzo Paglia, o ancora ne Il giardino di Dio, storie personali e fantastiche attorno a uno dei suoi luoghi simbolo, il Mediterraneo.

Già, i suoi luoghi, un elemento così importante della sua scrittura. Luoghi reali e luoghi fantastici che non erano mai semplici sfondi, ma protagonisti, al pari dei personaggi che li abitavano. Tra tutti ne voglio ricordare uno, presenza continua, punto di partenza e di arrivo. Gerusalemme, la città dell’anima, il punto di raccolta delle religioni monoteiste, quella che, secondo Franco Scaglia, doveva diventare la città della pace, un emblema di fratellanza per tutti gli uomini. Non è andata così, ma Franco ci ha lasciato il sogno, un sogno condivisibile, un sogno per cui Padre Matteo si era battuto a lungo.

Ciao, Franco. Ci mancherai.