La città di Venezia, nella seconda metà del Settecento, doveva essere davvero straordinaria: palazzi meravigliosi pieni di opere d’arte, canali affollati di gondole riccamente addobbate, ricchi mercanti e nobili altezzosi con le loro dame che percorrevano i campielli e le calli. Ma il tramonto della secolare Repubblica era ormai imminente, e accanto allo splendore pian piano si allargavano le zone d’ombra. È lì, in quello spazio grigio, che ho ambientato il mio romanzo.

Un mistero nero carbone è un noir che vede due ragazzi implicati in una brutta storia di intrighi, avidità, tradimenti: Tommaso, figlio del ricco Trevisan, come vittima, e Marco, apprendista fornaio, come detective. Anche se i due coetanei si sfioreranno appena, le loro storie corrono su binari paralleli e in fondo, nonostante le differenze, un po’ si somigliano. Fra loro, si staglia un personaggio che è per molti versi l’incarnazione stessa di Venezia: Giacomo Casanova, avventuriero e libertino, ma soprattutto libero pensatore e affascinante narratore di storie.

Divenuto celebre più per le sue avventure galanti che per i suoi innegabili meriti, Casanova condurrà Marco lungo un percorso fatto di indagini e osservazioni, ma anche di azioni rischiose, e grazie a questa insolita collaborazione il mosaico si comporrà in un tutto armonico nel quale i ragazzi potranno ritagliarsi un futuro diverso.