Il mio è un mestiere esposto a passioni e innamoramenti in cui, nell'esercizio della professione, ci si impone costantemente di essere oggettivi, il più possibile. E obiettivi. (Un fatto che riguarda cose tutte piuttosto diverse tra loro, ma questa è un'altra faccenda). Ogni vita però ha le sue eccezioni: la mia si chiama J.R. Moehringer. A me, quando si tratta di Moehringer, non frega niente di essere obiettivo: la verità è che non me lo propongo nemmeno. J.R. Moehringer è solo passione. Quindi, da professionista, avrei evitato di scriverne.
Ma Maddalena, la responsabile del web, è un osso duro. Non molla. Torna alla carica. Blandisce. Insiste. Manda mail: dai Carloooooo, non puoi dirmi di no!!!!!!!. Proprio così, con sei "o" e sette punti esclamativi. Sono tanti, sette punti esclamativi.
Quindi ecco, semplicemente, quello che penso e che so. Penso che J.R. Moehringer sia uno dei più grandi talenti letterari apparsi sulla scena mondiale negli ultimi vent'anni. So che J.R. Moehringer è il più straordinario raccontatore di storie che mi sia capitato di incontrare nella vita. Che racconti la sua (Il bar delle grandi speranze), quella di un tennista (Open), quella di un gangster (Pieno giorno), quella dei discendenti di un clan di schiavi sul limaccioso Alabama (Oltre il fiume), e perfino quel che gli è capitato il giorno prima, mentre lo ascoltate seduti al tavolo di un ristorante o tra la folla in una piazza di Mantova, J.R. Moehringer ha il dono. Il dono di andare fino in fondo. Al punto. Gioco, partita, incontro. E andando al punto avverti, sai, senti profondamente, che in fondo non sta parlando di una partita di tennis, di una rapina, di un fiume che ha il colore della Coca-Cola, e neanche di sé. Sta parlando proprio di te.
Ma io, l'ho premesso, non sono obiettivo quando si tratta di J.R. Moehringer. Quindi, alla fine, se volete saperne davvero qualcosa (non solo di un fiume, non solo di lui, di voi - ricordate?) non vi resta che leggerlo. Obiettivamente, vi fareste un regalo.