Seppure la parola ‘sangue’ in un giallo evochi istintivamente immagini cruente, il sangue del mio titolo allude in realtà a quel legame unico e speciale che unisce genitori e figli, fratelli e sorelle, nonni e nipoti. Il sangue silenzioso che scorre nelle vene, che si eredita, che dà vita a nuove esistenze e che, nel bene e nel male, è sempre stato l’ispiratore di tanta letteratura di tutti i tempi, non solo poliziesca. Dopo quattro storie ambientate a Trieste - e che avevano come protagonista il bulimico e autoindulgente commissario Ettore Benussi - ho voluto allontanarmi da lui e dalla città, ma non dal suo golfo e dal suo mare, spostandomi nella laguna di Grado e nelle sue affascinanti riserve naturali. Questa volta a tirare le redini delle indagini è l’inquieta e ambiziosa Elettra, la storica spalla di Benussi. Dopo due tentativi falliti, è finalmente riuscita a superare il concorso per diventare commissario ed è stata subito spedita dal Questore, con sua grande sorpresa, a guidare la postazione di Monfalcone, a pochi chilometri da Trieste. Una scelta che le procurerà invidie, malevolenze e inevitabili diffidenze da parte dell’ambiente prettamente maschile che la accoglierà.

Il primo caso in cui si imbatte sarà una sorta di sciarada a scatole cinesi intessuta di segreti, rancori, bugie che ruotano intorno alla famiglia di un anziano collezionista che vive ormai recluso in una scenografica villa immersa nelle campagne isontine.
Rancori, segreti e bugie che in qualche modo arriveranno a lambire la stessa vita di Elettra, con la scoperta dell’ultimo tassello della sua vera identità di figlia adottiva. Una storia di padri, soprattutto. Padri sconosciuti, padri odiati, padri amati, padri adottivi e padri rivelati. La figura del padre, infatti, in questi ultimi decenni ha subito una trasformazione radicale grazie ai cambiamenti dei costumi, ai legami di coppia sempre più fragili, alla maggior autonomia delle donne e alla precarietà lavorativa della società liquida. Di questa inarrestabile parabola del ruolo paterno è testimone silenzioso il vecchio Alvise Donda, vedovo di una donna luminosa e padre distratto e ‘all’antica’ di due gemelli nemici tra di loro. Immobilizzato dalla vecchiaia, non capisce più il mondo che lo circonda e si sente un sopravvissuto al suo tempo. E mentre medita sui suoi errori di padre, intorno a lui, succede di tutto.

Viene trovato il cadavere di una donna in una macchina carbonizzata, un ragazzo straniero - che è cresciuto come un figlio alla villa - è accusato del delitto, un figlio scompare… E mentre Elettra indaga, i ricordi di tutti i personaggi della storia riaffiorano come lame conficcate nel cuore. Più che un giallo è, come tutti i miei libri, un’indagine sulle ombre del cuore, sulle ferite della vita e sulla paura del futuro. Una paura che non risparmia neppure Elettra nel suo rapporto complicato con l’ex collega Valerio Gargiulo che sarà presente – e determinante – anche in questo primo caso di una nuova serie – si spera – di indagini del neo commissario Elettra Morin.