Ho incontrato e conosciuto Carolina d’Austria durante una missione navale che andavo raccontando qualche anno fa. Protagonista dei miei racconti non era la regina di Napoli, ma un comandante della regia Marina borbonica dal temperamento eroico, anarchico e rivoluzionario. Dopo qualche ossequiente scambio con Carolina, grazie alle buone entrature di quel bravo marinaio, mi sono accorto che era lei, la sovrana del regno delle Due Sicilie, figlia di Maria Teresa d’Austria, la più appassionata delle rivoluzionarie. E anche una delle più sfortunate e tristi, per avere dovuto subire il peggiore dei castighi, quando le più coraggiose e nobili illusioni che la guidavano come balie dello spirito e del pensiero divennero carnefici per la sua amatissima sorella, la regina di Francia, Maria Antonietta, che fu decapitata.

La rivoluzione, che Carolina aveva vagheggiato come un ritorno all’età dell’oro che solo un sovrano, o meglio una sovrana illuminata e onesta avrebbe potuto e dovuto restaurare, proprio a lei apparve con il volto vero della storia, quello della ghigliottina che la privò dell’unico vero affetto della sua vita.

Carolina, mi era parso di capire, voleva essere la prima regina della storia di un nuovo ordine mondiale di pace, equità e giustizia, ma la storia non le fu complice,
e lei si sentì tradita dal destino.

Ce n’era abbastanza per salutare il mio comandante - un giorno ci incontreremo ancora in qualche porto – e fermarmi a raccontare la vita e le segrete glorie di Carolina di Napoli e di sua sorella Maria Antonietta di Francia, regine rivoluzionarie vinte dalle rivoluzioni.