Fra le espressioni d'uso comune nel mondo editorial-giornalistico che si occupa di lettura e libri, quella che compare immancabile ai primi caldi, e che mi è sempre stata antipatica, è la saccente "letture da ombrellone". Usata perlopiù in tono snobistico, a identificare i romanzetti rosa e leggeri, o i gialli usa e getta, evoca tramite il contesto (la spiaggia) una lettura disimpegnata e casual, in copricostume e infradito, priva di qualsiasi concentrazione e serietà. Ma al di là del fatto che ci sono spiagge e spiagge, è l'idea stessa che esistano dei setting deputati alla lettura "impegnata" (lo studio di casa con le tende tirate e la lampada da tavolo accesa?) e altri irricevibili allo scopo (una panchina dell'area cani dei giardinetti?) a suonare falsa e tendenziosa. Ma sono cose vecchie.

Oggi, complice la crisi, non tutti in estate vanno in spiaggia, e ancor meno hanno uno studio con le tende e la lampada da tavolo, ma sempre più hanno, per fortuna, un lettore digitale che si portano dietro dove pare a loro, come è giusto che sia. E quando, ovunque siano, iniziano a leggere, vengono trasportati altrove: che è proprio quello che la buona narrativa, di qualsiasi genere, è deputata a fare.
I quattro romanzi digitali che vi presento in breve carrellata, tinti di giallo e nero, hanno questo pregio: vi trasportano altrove. Iniziate a leggere Marcel Proust e l'assassinio delle Tuileries di Paolo Cortesi e sarete catapultati nella Parigi del 1912, fra i platani di Boulevard Haussmann, nella casa di Proust, chiusi con lui nell'ovattata e claustrofobica atmosfera della sua stanza dalle pareti rivestite di sughero, impregnata dalle esalazioni nebbiose della polvere Legras di cui lo scrittore fa uso contro l'asma. Vi ritroverete ad almanaccare su un quadruplice omicidio e a tremare, come Proust, in piena estate, ma soprattutto vi sembrerà di riconoscere come vecchi amici quello scrittoio, quei cuscini sul letto, quei giornali spiegazzati... Se sentirete il bisogno di una boccata di aria fresca, nulla di meglio che salire in alta montagna. Fatelo leggendo Non è vero, di Aldo Costa, un romanzo denso, dall'intreccio complesso, con una suspense talmente ben dosata che a tratti vi farà venire l'ansia: ansia di sapere, ansia che le cose accadano. Un romanzo con personaggi così veri che resteranno a lungo impressi nella vostra memoria, sui quali tornerete ancora e ancora per chiedervi se e come avrebbe potuto essere diversamente. E, fra tutti i personaggi, la montagna - un Gran Paradiso pieno di ghiaccio e neve nonostante l'estate - resterà forse quello più indelebile nella sua imperturbabile grandiosità. Un altro scenario? Eccovi il mare delle coste pugliesi, che spumeggia sotto le rovine di antiche torri costiere... Siamo entrati ne L'Ottagono di Federico, di Fabrizio D'Astore e Nanni De Lorenzi, un thriller teso, ricco di intrighi e azione, che vi farà viaggiare indietro nel tempo: per far luce su dei misteriosi omicidi, una giovane archeologa e un ufficiale dei carabinieri devono risalire all'epoca di Federico II di Svevia e immergersi nel mistero di Castel del Monte, il famoso Ottagono di Federico, uno dei monumenti più enigmatici presenti sul nostro territorio. Se invece prediligete gli scenari urbani, non fatevi scappare L'odore dell'asfalto di Gianluca Veltri. Troverete una Milano poco da bere, fatta di periferia, osterie, bingo, inseguimenti, sparatorie e ammazzamenti. Una Milano vista dalla volante, ma che mantiene sorprendentemente un suo candore, con dei veri buoni e dei veri cattivi, come non se ne vedevano da tempo.
E quindi, buona lettura, ovunque sia!