Nuvole Barocche, il romanzo scritto a quattro mani da Paola Ronco e Antonio Paolacci, è un giallo intrigante e sorprendente. Un thriller tutto italiano, ambientato nella meravigliosa Genova che si tinge, per l’occasione, di giallo.

Scopriamo il romanzo attraverso le parole dei due autori in questa intervista!

 

1) Nuvole barocche, il titolo del vostro romanzo, è una bellissima citazione. Volete dirci qualcosa di più?

Nuvole barocche è il titolo di un album immortale di Fabrizio De Andrè, che comprende capolavori come Amore che vieni, amore che vai, Geordie e Canzone dell’amore perduto. È anche il titolo di una delle sue canzoni forse meno conosciute, anche perché considerata minore da lui stesso. Quando abbiamo capito che volevamo ambientare la nostra serie a Genova ci è parso inevitabile rendere omaggio al suo cantore secondo noi più grande. Genova è quasi un personaggio protagonista quanto Nigra o i suoi colleghi, e per noi che ci siamo andati a vivere senza esserci nati la città risuona anche nella voce di De Andrè. Le sue parole ne restituiscono le atmosfere, i colori e le storie. Ci piacerebbe riuscire a intitolare ognuno dei romanzi che comporranno la ‘serie Nigra’ con un titolo o un verso di questo cantautore straordinario. Nuvole barocche ci sembrava assolutamente appropriato per questa prima storia.

2) Nigra è un protagonista affascinante e insolito. La sua omosessualità è molto di più di un pretesto per dare vita a un personaggio originale. Quali sono le ragioni di questa scelta narrativa?

Paolo Nigra è un vicequestore aggiunto della Squadra Mobile di Genova, e come molti protagonisti del giallo classico è sicuramente un personaggio vincente e positivo. Ha una mente brillante e un gruppo di collaboratori fedeli. Tra le altre cose, è un bel tipo che veste casual e fuma sigarette arrotolate a mano; beve Ti’ Punch, il tipico cocktail di rum dei Caraibi, ama i Subsonica e pratica Tai Chi; è omosessuale e da tre anni ha un compagno di cui è molto innamorato, pur senza essere capace di esprimere il suo sentimento a parole. Ci piaceva l’idea di trovare un personaggio che incarnasse anche una delle moltissime persone osteggiate, giudicate e spesso ancora discriminate senza ragione da una parte della nostra società, e quando abbiamo scritto il romanzo, nel 2017, avevamo ancora nelle orecchie l’eco di tanti dibattiti, spesso imbarazzanti, sulle unioni civili, e di molte, troppe aggressioni di stampo omofobico, che peraltro non accennano a diminuire oggi, nel 2019.

Il giallo è il genere in cui forse più che in ogni altro si discute il tema della colpevolezza in maniera netta. C’è sempre un colpevole, ma spesso il concetto di colpevolezza si allarga al contesto in cui l’investigatore indaga, cioè la società e i diversi microcosmi che contiene. Nigra è un poliziotto e quindi, oltre a indagare nella realtà di oggi, è anche un uomo gay che lavora nel contesto di una questura italiana di oggi. E questo gli permette di avere la marcia in più di chi osserva da outsider, proprio come alcuni dei più noti investigatori della narrativa, ma in modo assai contemporaneo, perfettamente calato nell’attualità.

3) Nel romanzo si coglie uno sguardo molto divertito sulle serie tv, o almeno su un certo tipo di produzione nostrana. Qual è il vostro punto di vista in proposito?

Siamo entrambi appassionati spettatori di serie tv, anche se abbiamo dei gusti piuttosto diversi l’uno dall’altra. Quello su cui siamo comunque d'accordo è che le serie italiane possono essere lavori di ottima qualità (pensiamo a Gomorra, al Cacciatore, ad alcune puntate del nostro amatissimo Coliandro), oppure dei capolavori involontari di trash, senza vie di mezzo. Per questo ci ha divertito molto l'idea di buttare il compagno di Nigra, cioè Rocco, che è un raffinato attore di teatro, in mezzo a una fiction italiana di pessima qualità, nei panni di un commissario eroico e assai poco credibile. Il fatto che sia il compagno di un “vero” poliziotto fa nascere una serie di situazioni divertenti che, nello stesso tempo, creano però anche un punto di vista ironico sulla nostra cultura dell’intrattenimento.

4) La discriminazione sul luogo di lavoro è un tema centrale in Nuvole barocche. Devono farci i conti sia Nigra che Rocco, il suo compagno. È un argomento a cui siete sensibili?

I posti di lavoro sono degli incredibili detonatori del disagio esistenziale che vediamo intorno a noi. Sono luoghi in cui si riproduce continuamente un meccanismo basato sulla gerarchizzazione, con situazioni che ricordano inevitabilmente certi momenti della scuola. Ci interessava molto usare un luogo gerarchico come la questura, dove la gente si chiama per cognome come al liceo, per far esplodere la contraddizione del nostro protagonista. Abbiamo quindi preso un ambiente tradizionalmente visto come machista e non molto progressista, e ci abbiamo messo un uomo dichiaratamente e serenamente omosessuale, che vive in mezzo ai vicoli multietnici del centro storico genovese e che per di più lavora molto bene.

Le cose non vanno meglio a Rocco, che si scontra con l'incredibile situazione di un ambiente come quello dello spettacolo, ritenuto da tutti aperto e progressista, ma dove il numero di omosessuali dichiarati è molto basso. Molti attori sanno che dichiarandosi si rischia di ottenere dei cachet più bassi per dei ruoli 'eterosessuali', perché si viene visti come 'meno credibili'.

Tutto questo è un buon concentrato di contraddizioni: abbiamo un poliziotto e un artista che smentiscono anzitutto un primo luogo comune sui loro ambienti, visto che il poliziotto può essere se stesso mentre l'artista, per paura di perdere il proprio lavoro, decide di nascondersi.

5) L'ironia è una delle chiavi di lettura di questo romanzo. Quanto è importante per voi?

Moltissimo, ed è il motivo per cui abbiamo scelto questo registro. I romanzi gialli ci permettono di raggiungere un obiettivo duplice, guardare la realtà sociale per quello che è, anche nei suoi aspetti più drammatici, e insieme riuscire a coglierne il lato involontariamente comico. Poi c'è da dire che gran parte dell'ironia contenuta nel romanzo viene proprio dai personaggi. Nigra, Rocco e anche l'assistente capo Santamaria affrontano spesso e volentieri le situazioni usando un punto di vista disincantato e teso a evidenziarne il grottesco. In questo li sentiamo molto vivi e verosimili.