La nostra editor Francesca Lang ha rivolto qualche domanda a Giovanni Negri, in occasione dell'uscita del suo nuovo romanzo Il vigneto da Vinci: protagonista, come nei due precedenti romanzi dell'autore, il commissario Cosulich, questa volta alle prese con un giallo che si svolge a Milano, alle soglie dell'apertura di EXPO 2015. Al centro del giallo, e della scomparsa del professor Attilio Scienza, un vigneto appartenuto nel tardo Rinascimento a Leonardo da Vinci...

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   Il protagonista del tuo ultimo romanzo, il commissario Cosulich, è un personaggio decisamente originale, nell’affollato panorama del giallo italiano. Perché un uomo di “confine” in un’indagine che possiamo definire milanesissima?

E' una condizione non geografica ma esistenziale: solo l' Italia delle Caste ormai si pensa "centrale", tutte le altre Italie civili, sociali, culturali, economiche sono "di confine". L'Italia stessa è un Confine.

   Come “spalla” per il commissario hai scelto un coprotagonista d’eccezione: Leonardo da Vinci. Un Leonardo inedito, nonostante tutte le vesti narrative che ha ricoperto negli anni. Puoi raccontarcelo?

Il libro si apre con sei parole:  SPIA BASTARDO OMOSESSUALE TRADITORE PERVERTITO MASSONE. Vedete voi.

   Il mondo enogastronomico è nel centro del mirino delle indagini de Il vigneto da Vinci. Perché, in Italia, non possiamo non parlare di vino e di cibo (meglio buona cucina?)?

Perchè è la nostra storia. E' ciò che se indagato ci sa raccontare e tramandare meglio. Tanto in famiglia come nel mondo: è il nostro ritorno al futuro, l'Italia antica che sa farsi nuova.

   Questo romanzo fa riscoprire, pur in chiave modernissima, eventi storici e luoghi oggi pressoché dimenticati. Cosa ti ha spinto a raccontarli e a farli tornare alla luce?

La passione per Democrito: “Tutto ciò che esiste nell’universo è frutto del caso e della necessità". Ma i casi e le necessità spesso non furono affatto quelli che i poeti, i sacerdoti e i libri di scuola tramandano.

   Leggendoti non si può non avvertire una grande passione per il giallo classico di stampo anglosassone. Hai uno scrittore/scrittrice che consideri il tuo maestro?

Da lillipuziano considero Agatha Christie e Arthur Conan Doyle i giganti. Ma da lettore il mio cuore non è giallo ed è spaccato in tre : Borges, Yourcenar e Sciascia. Con un palpito molto forte ogni volta che riprendo in mano I ragazzi della Via Pál di Ferenc Molnár.