E’ curioso che dopo tanti anni e tanti libri dedicati a Harry Bosch - detective senza macchia, convinto che il suo lavoro sia prima di tutto una missione - Michael Connelly abbia saltato la barricata e abbia scelto come protagonista un avvocato. Soprattutto un penalista, che per mestiere difende chiunque, anche i criminali più incalliti, quelli che Bosch fa di tutto per incastrare.

Eppure i lettori l’hanno premiato; da quando Mickey Haller è comparso per la prima volta in Avvocato di difesa, la serie è balzata in testa alle classifiche e continua a riscuotere ovunque un successo costante.
Stravagante, originale, abile stratega, sono molti gli aggettivi che si potrebbero usare per descrivere Mickey Haller, e forse ai suoi fan, che sono tanti, potrebbero venirne in mente altri.
Personalmente su questi non ho dubbi.
Che cosa c’è di più stravagante di un avvocato che non ama gli spazi chiusi, diffida di un ufficio ‘normale’ e decide di utilizzare come suo studio il sedile posteriore di una Lincoln?
Peraltro senza negarsi niente di quello che può renderlo funzionale: fotocopiatrice, moduli di vario tipo, schedari per rintracciare i documenti di cui ha bisogno. E un autista che lo sollevi dalla scomoda incombenza di guidare, permettendogli di dedicarsi unicamente al caso di cui si sta occupando, oltre a qualche occhiata fuori dal finestrino quando proprio non ne può più.

Eh sì, Mickey Haller è decisamente un tipo fuori dal comune.

Ma se andiamo al di là delle stravaganze più vistose e vogliamo capire chi sia davvero il nostro ‘avvocato di difesa’, allora Il dio della colpa, il quarto romanzo pubblicato in Italia di cui è protagonista, è forse quello in cui emerge maggiormente una sua parte privata, sofferente. Quello in cui, più che in altri, fa i conti con un ventaglio di sentimenti che forse non interferiscono con la sua vita professionale, ma che incidono sul suo vissuto più profondo.

Uno di questi sentimenti è sicuramente il senso di colpa. Mickey Haller si sente in colpa per molte ragioni, ma soprattutto perché un uomo che ha difeso, evitandogli la galera, ha travolto e ucciso un’amica di sua figlia e sua madre.
Per questo sua figlia non gli parla più. E per questo ne Il dio della colpa Mickey non si limita a difendere un uomo e a dimostrarne l’innocenza, ma è la sua stessa innocenza che vuole dimostrare, è la sua stessa redenzione che cerca.

Ma la sua grande abilità sul piano professionale, la sua capacità di elaborare strategie spesso vincenti, non va di pari passo con la vita privata, dove i rapporti sono spesso difficili e le sue mosse per semplificarli non vanno spesso a buon fine. Tanto che alla fine l’impressione che resta è che la sua vera famiglia sia quella con cui divide le sue giornate, quella che si batte con lui per vincere i processi, gli amici della Mickey Haller e Soci: Lorna, segretaria e ex moglie, Cisco, il detective dal nome impronunciabile, e Bullocks, l’avvocatessa giovane e appassionata. Al suo fianco, sempre.