Donne, sessantenni di primo pelo!
Siamo in piena emergenza plastica, e non solo perché i mari rigurgitano di isole mefitiche e i poveri capodogli digeriscono a stento i nostri cotton-fioc, ma anche per la progressiva, implacabile plastificazione della nostra immagine: pare che se non somigli in chiappa soda - collo statuario e pancia piatta a una modella ventenne ( alias, a una stronzetta) il tuo valore sul mercato delle relazioni umane sia pari a zero…
Fosse solo questo, una potrebbe darsi a un romantico romitaggio, decidere di astrarsi dal tessuto sociale, e invece no, il male è più subdolo, si è infiltrato nel nostro subconscio; siamo noi stesse a tormentarci, a contarci le rughe, a non respirare più per trattenere la pancia, insomma a deprezzarci e a sfotterci, nel confronto impossibile con la sunnominata stronzetta. In questa nostra società usa e getta le sollecitazioni in questa direzione sono continuative, ossessive, martellanti. La vecchiaia è più tabù della morte. Nella pubblicità le creme per vecchie vengono raccomandate da facce di plastica senza neanche le rughette da sorriso, gli uomini pisciano tutta notte ma sono sempre aitanti e di un brizzolato sexy, noi puzziamo in ascensore, perdiamo la dentiera e la dignità rincorrendo la giovinezza perduta.
Ho intervistato un beccamorto, dice che i corpi non si disfano più, vuoi per le troppe protesi di silicone, inserti di botox, miscugli di giovinezza chimica, vuoi per i troppi conservanti nei cibi.
Donne, sessantenni radiose! Riscopriamo la nostra forza di persone piene di esperienza, di ironia, di saggezza. Barattiamo la frustrazione delle rughe e degli inevitabili slittamenti da gravità con l’orgoglio per la nostra ricchezza di cuore e di testa, rivalutiamo l’opera degli anni, raffiniamo la nostra visione del mondo, cambiamo voltaggio alla bellezza: non è questione di spendibilità sul mercato dell’eros, non è questione di culi e tette e di rincorse impossibili. L’unica rosa che non si stazzona e non sfiorisce è quella di plastica, che non vive, non profuma, non accoglie sui suoi petali i colori del tempo: non ha, insomma, l’impagabile grazia della vulnerabilità.
Donne, come già ci ricordava un grande libro dei decenni d’oro, noi abbiamo dentro la forza dei lupi, perché ci travestiamo da agnelli?