Sulla scia de Il cacciatore di aquiloni, il 24 settembre arriva in libreria L’apicultore di Aleppo di Christy Lefteri. Un lungo viaggio che comincia nella Siria dilaniata dalla guerra, un romanzo forte ed estremamente attuale che si fa portavoce di un messaggio ricco di amore e speranza.
L’esperienza personale dell’autrice nel campo profughi di Atene è stata decisiva per la genesi del libro. Una consapevolezza che ha segnato la sua anima in maniera indelebile. Ed è davanti all’impossibilità di dimenticare gli orrori visti che subentra il potere della scrittura. Vale, allora, la pena di leggere la toccante lettera di Christy Lefteri che vi proponiamo di seguito, nella quale racconta la cruda realtà che è alla base del romanzo e dei suoi personaggi.

Caro lettore,

al campo rifugiati di Atene ho visto cose che speravo di dimenticare. Ma non ci sono mai riuscita. Non sono riuscita a dimenticare nulla. E così ho cominciato a scrivere. Ho immaginato la storia di un marito e una moglie che devono trovare il modo per superare il lutto di tutto ciò che hanno perduto, per riuscire ad amare e a “vedere” di nuovo. Perché, più di ogni altra cosa, è questo ciò che quei rifugiati, ad Atene, cercavano di fare. Ma vedere, vedere davvero, è una delle cose più difficili che chiunque di noi possa fare.

Così è nato il personaggio di Afra. Afra che un tempo era un’artista in grado di creare paesaggi mozzafiato che raccontavano storie silenziose della Siria, e adesso è una donna che ha visto suo figlio morire sotto le bombe, e che da allora è cieca: i suoi occhi sono come pozzi fondi e vuoti. In Afra sono confluiti pezzi di molte donne, persone conosciute in quel campo.

Lì incontrai anche un uomo che era stato un tempo un apicultore a Damasco. Aveva trovato il modo di costruire degli alveari anche lì ad Atene e si era esso a insegnare l’apicoltura agli altri rifugiati. La sua storia, la sua fora, furono un esempio incredibile per me. Compresi che le ai erano un simbolo di vulnerabilità e coraggio, vita e speranza e mi aiutarono a creare il mio protagonista, Nuri. Un tempo padre e apicultore, che conosceva le danze e i ritmi delle api ed era in grado di interpretarle, adesso è un uomo perso cui resta solo una cosa: l’amore per sua moglie.

Alla fine, era proprio questa la storia che volevo scrivere: quella di persone che, disperatamente, cercano un modo di uscire dall’oscurità che il mondo gli ha creato intorno, così come avevo visto tante persone fare ad Atene e anche in Inghilterra. È una storia su che cosa vuol dire aver perso una casa, quale coraggio ci vuole per intraprendere un viaggio interiore ed esteriore verso la salvezza. Ed è infine un romanzo sulla forza dell’amore che, da solo, ci fa tornare vivi quando tutto sembra perduto.

L’autrice, Christy Lefteri