Cari lettori,

siete mai stati a Fosco? È un luogo che non c’è ma che potrebbe esistere. È un paese di poche anime, arroccato su una falesia in un punto imprecisato della Calabria. C’è una scala che non porta al mare, proprio così: l’accesso alla spiaggia è proibito. A deciderlo è stato zi’ Totonnu, l’uomo più influente di Fosco. I gnuri, gli uomini del paese, rispettano il suo volere. Siamo a metà degli anni ’80. La 'ndrangheta sta cambiando. I sequestri di persona lasciano il posto alla convinzione che ci siano grandi affari da avviare, che richiedono teste differenti da quelle dei vecchi capi. Il ruolo di Totonnu vacilla di fronte alle pressioni di altre famiglie.

Irene ha quindici anni e ciglia folte da confondere i pensieri. Ha un quaderno arancione sempre tra le mani, dove disegna il quotidiano così come lo vede. La notte scappa dal controllo dei genitori e si rifugia sopra il tetto di casa, insieme a ‘Ngiulinu, il figlio di Totonnu, e a Rocco, il suo primo amore. Da quello spazio privilegiato fatto di cielo e stelle, i tre ragazzi immaginano che i propri desideri possano determinare le loro esistenze, al di là delle imposizioni degli adulti. Ma il sistema in cui vivono ha regole precise, che non si raccontano eppure esistono.

E uccidono.

Le notti dell’abbondanza sono le tre che seguono l’uccisione del maiale, un rito ancestrale di carne e sangue, che riunisce la famiglia allargata attorno alla stessa tavola: all’idea che la radice – la famiglia – sia un luogo sacro, al di sopra di qualsiasi Stato.

Ho scritto questo romanzo dopo aver seguito con molto interesse il lavoro delle donne sindaco della Calabria. Mi sono ispirata alla loro determinazione e al coraggio di voler rompere con il presente. Accanto a donne che nutrono il sistema e spingono i propri figli alla vendetta, ce ne sono altre che provano a cambiare. Irene è una di esse. A lei ho chiesto di scegliere: reiterare o rischiare. Rinunciare o provare. Trasmettere o spezzare.

Mentre vi scrivo, Irene è lì, a Fosco, e vi aspetta. La sua vita è una pennellata di colore sopra un muro bianco.