Luigi ha ventitré anni quando uccide suo padre vuotandogli addosso il caricatore di una Beretta calibro 7,65. Il suo primo ricordo, a cinque anni, è l’immagine di quello stesso uomo che immobilizza sua madre sul letto e le riempie il volto di pugni, spaccandole il setto nasale.

Tra questi due momenti c’è tutta una vita, fatta di violenze e soprusi, di interventi dei servizi sociali e di un padre che entra ed esce di galera, tormentando la famiglia con violenze fisiche e psicologiche. Dopo un’infanzia passata scappando dagli istituti, inizia per lui un’adolescenza rabbiosa vissuta con un gruppo di skinhead, dove trova la famiglia che non ha mai avuto.

Luigi Celeste arriva all’omicidio dopo una vita di sopruso, solitudine e abbandono. Il suo destino sembra dunque già scritto: cosa sarà, se non un uomo perso? Quale futuro potrà immaginare per se stesso? Viene condannato a nove anni. La sua detenzione passa da San Vittore ad Opera, fino ad approdare al carcere di Bollate, dove incontra un uomo - Lorenzo - che insegna informatica e che crede in lui. In quegli anni Luigi impara l’inglese, studia il diritto tanto da scrivere da solo memorie e ricorsi, ma soprattutto si prepara per una certificazione Cisco, percorso solitamente riservato agli ingegneri: l’obiettivo sembra impossibile per un ragazzo che ha solo la terza media e fuori dal carcere riparava condizionatori d’aria. Ma volontà, impegno, perseveranza e capacità di cambiare le carte in tavola al destino sono gli strumenti grazie ai quali riesce a creare per se stesso una vita che nessuno avrebbe mai creduto possibile.

Luigi Celeste ha solo trent’anni ma ha già vissuto due vite. Questa è la sua storia.