Giulia Travaglini, studentessa della scuola secondaria di primo grado Rolandino de’ Passeggeri di Bologna, era quest'anno un membro della giuria del Premio Strega Ragazze e Ragazzi nella categoria +11, premio vinto da Guido Sgardoli con The Stone. La settima pietra. Giulia ha scritto ed è stata premiata per la miglior recensione, dedicata proprio al romanzo di Guido Sgardoli, che è stato il primo ad alzarsi in piedi ad applaudirla al momento della premiazione a Bologna, durante la Bologna Children's Book Fair.

Vi proponiamo oggi il testo integrale della sua recensione:

Ho letto da qualche parte che un libro può essere un coltello e noi lettori il burro in cui la lama affonda: il libro cioè può modificare profondamente il nostro modo di essere così da separare il prima e il dopo la lettura. The Stone. La settima pietra è stato per me una lunga e spessa spada che ha trapassato il mio corpo da parte a parte. Siamo a Levermoir, un'isola al largo dell'Irlanda, dove la vita sembra scorrere con il suo ritmo lento e regolare all'interno di un piccolo mondo a sé. Liam è un ragazzo di tredici anni che ha subito da poco la morte della madre, a cui era molto legato. Vive con un padre che si allontana da lui e si rifugia nell'alcool per affrontare il dolore; anche il ragazzo cerca delle vie di fuga: frequenta poco la scuola, gironzola per l'isola, inizia a fumare come per ribellarsi alla situazione in cui si trova. Tuttavia la tranquillità quotidiana viene sconvolta da una serie di eventi macabri, apparentemente senza spiegazione. Finchè Liam li mette in relazione al ritrovamento di misteriose pietre che poi capisce essere frammenti di un'unica. A questo punto coinvolge i suoi amici più cari nell'indagine e, insieme, si addentreranno negli oscuri segreti dell'isola. I personaggi della storia sono una miriade: attorno ai protagonisti si muovono infatti gli abitanti dell'isola, tutti ben caratterizzati e costruiti. Il punto di vista della narrazione cambia nel corso del libro: le parti in cui la voce narrante è quella di Liam mi hanno permesso di cogliere l'essenza del protagonista che ho conosciuto come un ragazzo reale; infatti durante la lettura, mi è sembrato di sentire la sua voce, vedere il suo volto. Invece, nella parte del libro in cui la voce narrante è esterna, lo scrittore è riuscito, a parer mio, a intrecciare i fatti in modo da creare un tessuto molto articolato che ha catturato la mia attenzione. Dapprima il tema centrale sembra essere l'indagine, in realtà nel corso della storia diventano importanti altri aspetti: l'amicizia, il senso della famiglia , la diversa sensibilità delle persone nell'affrontare le situazioni. Questi ultimi sono quelli che ho apprezzato di più e che mi hanno indotto a lunghe riflessioni. L'isola irlandese si presta molto a fare da sfondo alla narrazione di fatti leggendari e misteriosi soprattutto per la condizione di piccolo mondo appartato e separato. Inoltre, il libro è reso unico da una serie di vocaboli in lingua gaelica inseriti nei dialoghi che calano il lettore nell'atmosfera irlandese. Per concludere, ritornando alla metafora (non mia!) del coltello, mi sono chiesta in che cosa la lettura mi abbia modificato: forse si tratta dell'incontro con un modo di pensare totalmente diverso dal mio con cui mi sono confrontata, quello di Liam. Il ragazzo, infatti, diversamente da me, è ribelle, talmente determinato da rischiare la vita a costo di raggiungere i suoi obiettivi, è coraggioso ma non nel senso che non ha paura, anzi è molto spaventato da quello che sta succedendo attorno a lui ma nonostante questo riesce ad andare avanti. Leggere “The Stone” é stato come fare una nuova conoscenza, che quindi mi ha arricchito molto. Consiglio il libro a tutti, appassionati di thriller/fantasy e non, perché come dicevo prima il mistero è solo apparentemente il tema principale della storia; infatti anch'io, pur non amante del genere, sono rimasta folgorata dal racconto.