Vent’anni fa, appena arrivata in Italia da Washington D.C., ho avuto un appuntamento al buio con un ragazzo a Napoli. Quando Salvatore è venuto a prendermi, pensavo che mi avrebbe portato a fare un giro della città oppure a mangiare una pizza. Invece, mi ha portato a casa di sua mamma e papà. Mi sono resa subito conto che non stavo più in America!

Allora non sapevo, però, che quella prima cena a casa della famiglia di Salvatore sarebbe stata un punto di svolta nella mia vita. Avrei imparato a mangiare la pizza (chiaramente c’è un modo giusto e un modo sbagliato di farlo!) e a bollire un polpo, ma soprattutto avrei imparato ad accettare il mio corpo e avere un rapporto sano con il cibo. Ho detto addio a molte cose a cui ero abituata, ma ho anche lasciato molte cose che mi impedivano di essere felice in America. Questo libro è la storia del mio percorso.

Quando mi sono trasferita in Italia e sono entrata a far parte di una famiglia napoletana, la gente era molto curiosa. Gli italiani che conoscevo mi chiedevano perché una persona proveniente dal paese più importante ed efficiente al mondo vorrebbe venire a vivere a Napoli! Amici americani invece mi chiedevano: come fai a sopravvivere con una suocera italiana?! Povera te!

Ho risposto che la cultura napoletana è una cultura magica, spesso comica da morire, e  inaspettatamente terapeutica. Ho detto loro che mia suocera adorava e imboccava suo figlio, ma che adorava e imboccava anche me, ed io ne avevo bisogno quanto lui!

La gente era sorpresa e incuriosita.

Ho pensato: devo scrivere la storia di come questa città e questa famiglia mi ha trasformata. Voglio portare la gente in viaggio a Napoli, nella sua cultura e nelle sue tradizioni, ma soprattutto nella cucina di mia suocera. Un posto dove devi lasciarti andare e farti imboccare. Voglio mostrare l’umanità profonda del popolo napoletano, nonché la visione partenopea della vita e dei rapporti umani: l’arte di sdrammatizzare nei momenti di difficoltà, per esempio, e la carnalità, l’essere a proprio agio nella propria pelle.

Ho voluto portare i lettori in questa città dalla storia ricchissima e far conoscere il dialetto napoletano – una lingua meravigliosa. Napoli è un paradiso per tutti i sensi, ma anche un posto complicato e contradittorio.

Perché tanti piatti napoletani, e addirittura qualche ricetta? Non sono certo una chef. Mbè, era inevitabile scrivere di cibo: sfiderei chiunque a rappresentare la mentalità napoletana senza parlare di cibo. I rapporti umani che cercavo di capire si manifestavano in cucina e in sala da pranzo – insomma, attraverso la preparazione e il consumo di cibo. L’amore, le gelosie, la competizione, la lealtà…. tutto si trovava nel rito del pranzo domenicale.  Tutto si può trovare nel ragù!

Ho viaggiato da Washington a Napoli, da un rapporto conflittuale e disordinato con il mio corpo e con il mio appetito a un rapporto sano e carnale. Goethe ha detto: Vedi Napoli e poi muori. Io ho visto Napoli ed ho cominciato a vivere.