In occasione dell'uscita del libro La ragazza con la bicicletta rossa quattro blogger italiani hanno avuto la possibilità di rivolgere all'autrice quattro domande. Pubblichiamo l'intervista a Monica Hesse che ringraziamo per le sue risposte. Con il suo racconto su come è nata la storia della protagonista, Hanneke, ambientata ad Amsterdam durante la seconda guerra mondiale, l'autrice ci riporta anche a una riflessione sul periodo che stiamo vivendo:  questo è un libro che ci ricorda l'orrore della guerra, ma anche l'importanza di non dimenticare le vite delle persone che hanno vissuto quel momento storico e la forza di chi, come Hanneke, ha cercato di sconfiggere l'orrore con il più piccolo e grande dei gesti.

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Come è nata l'idea di incentrare la sua storia su una protagonista non ebrea? Visto che lei è una giornalista, ha preso spunto da qualche paese attualmente in guerra? Purtroppo, anche se a noi sembra lontana perché non ci tocca direttamente, è una triste realtà di fronte alla quale penso che tutti, un po' come Hanneke, ci sentiamo impotenti. (Scaffali da riscrivere)

Le grandi battaglie dell'umanità si ripetono ancora e ancora… Non è così? Vediamo che il potere dell'ISIS si allarga in Siria, e i rifugiati siriani sono alla disperata ricerca di paesi che li accolgano; 75 anni fa erano i Nazisti a spadroneggiare nell'Europa occidentale e gli ebrei in fuga verso un posto dove dirigersi. Non ho deciso di scrivere un romanzo storico che richiamasse in parallelo gli eventi che accadono oggi, ma è stato praticamente inevitabile. Perché dietro questi eventi, avvenuti nel 1943 o nel 2016 o nel 1862, ci sono le stesse emozioni umane - paura, miseria, fanatismo, ignoranza - che rappresentano la parte peggiore di noi, quella parte contro la quale dobbiamo sforzarci di lottare sempre.

 

Le storie ambientate nella seconda guerra mondiale suscitano ancora molto interesse. Quale pensa ne sia la motivazione? (Amanti dei Libri)

È davvero così! Credo che la Seconda guerra mondiale sia una guerra che la gente sente tuttora molto vicina, per diverse ragioni. Innanzitutto - e questa è un'osservazione abbastanza ovvia - perché è stata una guerra mondiale. Perché sono stati coinvolti Italia, America, Giappone, Russia e Nord Africa. In ogni ricordo di questa guerra c’è sempre una parte di noi, è un'esperienza condivisa del nostro tempo, che tutto il mondo ha attraversato. Inoltre, la gente allora conduceva vite simili alle nostre: andavano al cinema, ascoltavano musica alla radio, le donne avevano iniziato a lavorare e indossare i pantaloni! È un momento storico in realtà molto vicino alla nostra epoca: un periodo in cui si iniziava a servirsi delle tecnologie moderne anche per commettere i peggiori atti di barbarie, proprio come oggi. Sono affascinata da questo e non riesco a smettere di interrogarmi per capire questi fatti.

 

Nel suo libro uno dei personaggi fondamentali è Amsterdam, girata in bicicletta e dilaniata dall’orrore della guerra. Come mai ha scelto proprio questa città? (L'ultima riga)

Ho sempre desiderato visitare Amsterdam, fin da quando, a otto o nove anni, lessi Il diario di Anna Frank (per poi rileggerlo innumerevoli volte...). La cosa stupefacente di quel diario è che lei, Anna, dal suo minuscolo appartamento è riuscita a catturare l’intero quadro della guerra e della vita nella sua città. Così, quando finalmente sono stata ad Amsterdam, non riuscivo a smettere di pensare a come doveva essere stata la guerra fuori dai muri di quelle case - la vita quotidiana di quelle persone in una città occupata, le tessere annonarie, gli spostamenti in bici. Si dice che quando uno scrittore inizia un nuovo progetto, deve scegliere un argomento di cui è appassionato al punto da non stancarsene per tutto il tempo cui lavorerà al libro. E io non mi sono mai stancata  di "vivere" con la città di Amsterdam: di leggere della sua resistenza durante la guerra, di assaggiare la sua famosa liquerizia, di ascoltare la sua lingua. È una città meravigliosa che mi ha semplicemente rapito.

 

ll libro, oltre a essere coinvolgente a livello emotivo e a raccontare una storia che seppur romanzata ha attinto molto dalle vicende realmente accadute, è intrigante ancora di più grazie all’indagine in cui la protagonista è coinvolta per trovare una ragazza ebrea scomparsa che rischia la vita, senza contare poi il nuovo mistero che avanza durante la lettura di cui non possiamo anticipare nulla. Da dove nasce l’idea di fondere tutto ciò in un unico libro e come si è evoluta la stesura del romanzo? Aveva già in mente il colpo di scena che ribalta tutto? (Recensionelibro.it)

Mentre stavo facendo ricerche per il libro, ho amato molto leggere storie sui protagonisti della resistenza e le loro imprese eroiche, ma anche i racconti su cose più quotidiane: l'eccitazione per un primo appuntamento, la scoperta di una scatola dimenticata di caffè, o il rammendo di una gonna logora. Credo che quando pensiamo ai paesi in guerra, immaginiamo una situazione in cui la guerra sovrasta del tutto ogni esperienza umana. Ed è così. Ma le persone devono anche continuare a vivere la loro vita, non smettono di avere emozioni, di innamorarsi e di non amare più; continuano a desiderare il cioccolato, a litigare con gli amici, a sognare di avere vestiti più belli o fratelli meno rompiscatole. Questi sentimenti umani non cessano di esistere, anche quando il mondo cade a pezzi. Ho voluto scrivere un libro sulle 'minuscole' vite delle persone vere strette nella morsa di una grande guerra.

- Monica Hesse -