Una bella intervista dell'editor Francesca Lang all'autrice Paola Barbato che ci parla del suo ultimo thriller "Zoo".

 

Il tuo ultimo romanzo, Zoo, è il secondo capitolo della serie iniziata l’anno scorso con Io so chi sei, ma non è un seguito. Come hai pensato questa trilogia?

Non l'ho pensata in maniera sequenziale, semplicemente avevo iniziato a scrivere Zoo per me stessa e cominciavo a dare forma a Io so si sei quando tra le due storie si è aperta una porta, un corridoio segreto anche a me. Ho visto che potevano parlarsi, potevano intrecciarsi e allontanarsi come in una danza, e semplicemente mi sono messa a ballare.

Hai detto che sono due storie parallele che possono vivere benissimo l’una senza l’altra. Da quale delle due sei partita? C’è una singola immagine che ti ha ispirato?

La traccia di Zoo l'ho scritta nel 2013, mentre la traccia di Io so chi sei è del 2015, sono nate del tutto separate. Ma nel 2013 ho messo insieme le prime 40 cartelle di Zoo, su cui ho continuato a lavorare subito dopo la conclusione di Non ti faccio niente, prima del quale avevo messo insieme anche un capitolo breve di Io so chi sei. Entrambe sono andate insieme un passo alla volta, di fatto aspettandosi prima ancora che sapessi di doverle intrecciare.

Zoo si svolge quasi interamente nello stesso luogo, uno spazio chiuso da cui solitamente gli scrittori rifuggono. In ogni pagina, però, succede qualcosa. Come sei riuscita a dare movimento con una libertà d’azione così limitata?

L'azione è un elemento svincolato dalla concretezza dei fatti. I tormenti interiori di un personaggio sono azione, lo è un'occhiata, può esserlo anche il silenzio o l'assoluta immobilità. L'azione è data dalla tensione sottesa, e questo libro è intriso di tensione. Se si contano i fatti è vero, i fatti tangibili sono pochi, ma tutto ciò che è sotteso ad essi ha una potenza tale da ridurli a elementi del tutto secondari.

La protagonista di Zoo, Anna, è l’antitesi di Lena, protagonista di Io so chi sei. La ferocia contro la fragilità, l’azione contro l’ignavia. Come sono nate queste due donne? Avevi bisogno che tra loro ci fosse una sorta di contrasto anche se nei due libri non si incontrano (quasi) mai?

Sono agli opposti della stessa polarità, l'una l'antitesi dell'altra. L'impulsività feroce di Anna è l'esatto contrario dell'incapacità di determinarsi di Lena. In mezzo alle due c'è uno specchio, che in sostanza sono io che cerco di tenermi distante da entrambe. Anna deriva da quelle parti di me che non amo e che combatto, Lena da tutte quelle cose che mi sono sempre sforzata di non essere. Ho combattuto con entrambe, è la prima volta che ho un conflitto così forte con i miei personaggi, ed è stata un'esperienza nuova e stimolante.

Questa è la prima volta che scrivi una trilogia, anche perché in passato hai detto di non amare i personaggi seriali o i sequel. C’è però qualcosa che accomuna tutti i tuoi romanzi?

Ci sono dei temi ricorrenti, il dubbio, la mutevolezza delle cose a seconda del punto di vista, la cattività. Metto spesso i miei personaggi alle strette, in situazioni scomode che li costringono a mettersi in discussione. Nelle mie storie non c'è mai nulla di certo, perché la certezza è pericolosa, chi si sente al sicuro è in automatico vulnerabile.

Due dei tuoi ultimi romanzi sono pubblicati su Wattpad, quanto è importante per te condividere quanto scrivi con i lettori anche prima dell’uscita in libreria?

Il lettore arriva sempre per ultimo, a opera terminata, e l'autore non ha mai modo di saggiare le sue reazioni, di viverlo di prima pelle correndo qualche rischio. Su Wattpad c'è uno scambio immediato con i lettori, io scrivo, pubblico senza rileggere, loro leggono, è una prima volta per entrambi. Ma sono onestissima, non cambio nulla solo perché i lettori manifestano simpatia per un personaggio o caldeggiano una soluzione piuttosto che un'altra. La storia è quella, e non si cambia.