«Perché non scrivi la storia di padre Pernet, il fondatore delle “suorine”?», così è nata l’idea di questo libro. Da una battuta, bevendo il caffè con un caro amico. Le “suorine” le conoscevo bene. Avevo scritto di loro per il mio giornale. Ricordo benissimo, la prima volta, le parole della superiora: «Non sto a spiegare. Vieni e vedi». Così avevo trascorso giornate intere seguendole tra i bassi del rione Forcella a Napoli, nel cortile del loro convento con più di 200 bambini di tutte le etnie nel quartiere Corvetto a Milano, nelle case di persone malate e sole a Trieste. Entrano nelle famiglie, puliscono, curano chi ha bisogno. È pura carità cristiana in atto. Oggi come 150 anni fa, quando questa storia ha avuto inizio.

Parigi 1864, durante la consacrazione, a padre Stefano Pernet, sacerdote assunzionista, il Signore rivela la sua missione: formare religiose che entrino nelle case degli operai, dove c’è solo miseria e desolazione. Non devono fare discorsi, ma pulire, accudire i malati, portare conforto. Ecco la risposta alla domanda che gli aveva fatto una povera donna disperata: «Padre, dove è Dio? Che senso ha questa vita?».

Dopo pochi mesi, tre giovani donne accettano la proposta di Pernet: condividere la vita curando gratuitamente i poveri ammalati. È l’inizio. In quella stanza disadorna, presa in affitto in rue Vaneau, nasce quello che sarà l’ordine delle Piccole Suore dell’Assunzione. Non hanno nulla, ma la Provvidenza non gli farà mancare niente. Pernet di questo è sicuro. E le vocazioni aumentano.

Nei sobborghi di Parigi, uomini e donne, logorati dal lavoro in fabbrica e dalla miseria, scoprono nel servizio umile e paziente di queste donne un cristianesimo nuovo, una fede che avevano dimenticato. Tanto che guardandole pulire, medicare, chiedono: «Come fate a essere così felici?». I preti non li possono vedere, ma le “Pernettine”, come vengono chiamate, sono intoccabili.

Pernet è sempre con loro e così accade che massoni e mangiapreti gli chiedano di confessarsi. L’opera varca i confini della Francia. Il sacerdote è sulle navi che lo portano nei quartieri poveri di Dublino, Londra e New York. Mai stanco, con una forza che con gli anni sembra aumentare. Fino all’ultimo giorno. Perché, come ha scritto nella prefazione papa Francesco, che in Argentina ha conosciuto da vicino l’opera di queste suore: «Evangelizzare ci porta anche ad appoggiare la nostra guancia sulla guancia di chi soffre nel corpo e nello spirito. Ciò che incanta e attrae, che apre e scioglie dalle catene non è la forza degli strumenti o la durezza della legge, ma la debolezza onnipotente dell’amore divino: la forza irresistibile  della sua dolcezza e la promessa irreversibile della sua misericordia. Quella dolcezza e quella misericordia che padre Pernet ha testimoniato durante tutta la sua vita». Allora come oggi.