Sono passati quasi vent’anni dalla pubblicazione del mio primo romanzo, ma l’entusiasmo che mi animava allora non si è mai spento. La voglia di raccontare e di costruire personaggi è rimasta intatta e ha sempre governato la mia scrittura. Come è accaduto per Il pane del diavolo. La curiosità verso il variegato mondo della cucina mi ha spinto ad approfondirne alcuni aspetti, che si sono rivelati intriganti e, a mio avviso, degni di essere raccontati.

L’arte culinaria del passato, straordinariamente simile alla nostra odierna, e la deferenza tributata agli antichi chef, affine al plauso ottenuto da quelli contemporanei, mi hanno fornito lo spunto per questo nuovo romanzo che, come il precedente, si snoda fra epoche diverse: fumose cucine medievali e asettici ambienti moderni, misteriosi intrighi del passato ed efferati omicidi perpetrati appena ieri. E poi, come d’abitudine, la condizione femminile, argomento che mi è molto caro. Che siano protagoniste o comprimarie, le donne hanno sempre un posto di rilievo nelle mie storie: le vessazioni e la sopraffazione a cui sono sottoposte da secoli, la loro indomita forza di carattere, la volontà di diventare padrone della propria vita percorrono, e continueranno a percorrere, tutte le mie pagine.