Una mattina di qualche anno fa mi trovavo nei pressi di Modena con la mia famiglia: era inverno e stavamo andando a sciare. Saranno state le sei o poco più, fuori faceva buio e freddo e in giro c’eravamo soltanto noi. A un certo punto, a un incrocio, abbiamo adocchiato un povero camionista tedesco, completamente perso. Fissava una lunga fila di cartelli che indicavano nomi di località a lui evidentemente sconosciute.
Io, che adoro il tedesco e sono pure convinta di saperlo parlare, forte di tre anni di studio al liceo, mi sono subito fiondata giù dalla macchina per aiutarlo a trovare la sua strada. E a quel punto mi sono accorta che tutti i nomi dei paesi scritti sui cartelli si chiamavano Castel-qualcosa. Lì è scattata la scintilla. Poteva esistere da qualche parte, in provincia, una cittadina in miniatura con un finto castello, e magari al suo interno avrei potuto metterci un fantasma – finto anche quello, altrimenti da fifona quale sono mi sarei spaventata. Un fantasma inventato per sbaglio da qualcuno, magari da una ragazza giovane e un po’ pasticciona, che suo malgrado finisce per combinare un casino dietro l’altro. Una senza superpoteri, da “Segni particolari: nessuno”, che non affronta imprese stratosferiche ma è costantemente messa alla prova dalla vita di ogni giorno. Un po’ come tutti, insomma.
La cosa mi divertiva, per cui pian piano, senza farci davvero caso, ho iniziato a pensarci sempre più spesso. E mi sono ritrovata ad avere in testa una storia vera, con un inizio e una fine e tante cose nel mezzo, con dei personaggi vivi che continuavano a chiacchierare fra loro e dei sentimenti che richiedevano di essere approfonditi.
C’ho messo un bel po’ a decidere di buttare giù qualcosa. Scrivere faceva già parte della mia vita e del mio lavoro, ma non avrei mai pensato di potermi cimentare davvero con un romanzo. Poi, a più di tre anni di distanza da quella gelida mattina nel modenese, spinta dalla tenacia di quella storia che non mi usciva di testa, dalla mia curiosità e dall’incitamento di alcuni amici, ho deciso di provarci. Alcune pagine si sono materializzate sullo schermo davanti ai miei occhi, come se si fossero scritte da sole; altre sono state più complesse; altre ancora mi hanno proprio fatto perdere il sonno. Ma la scrittura in sé per sé e tutto ciò che è venuto dopo sono state esperienze straordinarie, talmente divertenti e importanti che… non vedo già l’ora di rifarle.