Mi presento: sono Valerio Brusco, autore trash per eccellenza, firma di punta del neorealismo televisivo, responsabile di decine di reality, prestato ora a un programma di cronacaccia nera, come La Giuria: una scommessa.

Le mie, sono le confessioni di un insider del tubo catodico.

Volete sapere chi sono i camaleonti? I padroni della tv.

La zarina, per esempio. È lei che ha comprato in Spagna il format della Giuria e l’ha rivenduto alla nostra rete. Ed è lei che mi ha voluto come autore e mi ha contrattualizzato con la Mirtilla96: la società di produzione, che prende il nome dalla sua viziatissima cagnetta. Lei sa tutto del sottobosco televisivo, chi farà cosa, chi è in ascesa, chi in disgrazia. Nei corridoi della rete, gira una leggenda: se la zarina incrociandoti non ti saluta, puoi anche preparare gli scatoloni, perché di lì a poco verrai silurato.

Lei ripete spesso la leggendaria frase di Gianfranco Funari: «La televisione è come la merda, bisogna farla non guardarla».

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Non mi basta. Io voglio uscire dal cesso e sedermi in salotto.

I camaleonti, dicevamo.

C’è CPI, CreaPanicoInutile, e c’è miss 30%. Di share, naturalmente.

Poi, ci sono loro. I figuranti speciali, che battono le mani, ridono, piangono, urlano, parlano.

Loro sono il copione.

Loro sono i servi volontari.

Loro sono la massa che diventa audience.

Loro sono i sudditi della dittatura dell’applauso.

 

E questa che vi racconto è la loro storia.