Per quanto tu sia razionale, ci sarà sempre una fiaba alla quale finirai per credere.

È la frase che ha lanciato il libro, stampata sulla quarta di copertina e che racchiude il senso di quest’avventura: quella di Melissa, neolaureata e disoccupata, un groviglio di orgoglio, speranza e disillusione, e la mia. L’avventura di Melissa la trovate tra le pagine del libro: è una moderna fiaba romantica con una Cenerentola informatica parecchio insubordinata, una madrina-modella, un Principe Delegato rinchiuso nelle circostanze e una valanga di effetti collaterali infiltrati a tradimento nella realtà di tutti i giorni, per i quali dobbiamo ringraziare il massivo e decennale operato della Disney.

La storia che si nasconde dietro il libro, invece, è un po’ diversa – ma non così tanto perché la mela non cade mai troppo lontano dall’albero, direbbe la saggezza popolare.

Questa storia comincia da un sogno, dall’insonnia e da un desiderio nascosto. Il sogno mi ha portato l’idea e l’incipit, con una misteriosa ragazza imbucatasi per caso a una festa a cui mai altrimenti avrebbe presenziato. L’insonnia mi ha regalato la possibilità di scrivere d’estate, con la frescura delle cinque del mattino, il chiarore dell’alba e l’ingrediente più prezioso, il mitologico silenzio domestico. Il desiderio nascosto mi ha guidato tra le parole verso il senso del libro: un cieco bisogno di riscatto dopo una delusione cocente.

Perché, diciamocelo, le delusioni fanno piuttosto schifo e l’aspetto peggiore è che sono molto democratiche, accadono a tutti senza distinzioni di sorta. La mia delusione è stata lavorativa: una porta in faccia e la sensazione di aver subìto un torto.

A quel punto quasi inconsciamente ho deciso che, se proprio non avessi potuto riscattarmi io, avrei scritto una storia che avrebbe riequilibrato la situazione. Melissa è nata lì, tra il pessimismo cosmico e la speranza disneyana che l’impossibile non esista, che anche se qualcosa va male si possa sempre rialzarsi e riprovare, che non sia la fine.

La Disney chiude il sipario sugli happy ending, noi lo riapriamo sui nuovi inizi, che nascono dalle delusioni, che si nutrono di effetti collaterali, che brindano con un sorriso alle porte che si chiudono.