Di mestiere racconto storie. Ci sono storie che ti vengono incontro e altre che le hai dentro.
Prima di Sirena non avevo mai affrontato nulla di autobiografico e pensavo che quel libro sarebbe stato il primo e l'ultimo che avrei scritto del  genere.
Quindi ho continuato a scrivere romanzi, alcuni dei quali hanno avuto anche l'onore di essere molto amati (Non ti voglio vicino, per esempio).

Dopo il romanzo Carola ho smesso di scrivere. Capita agli scrittori. Mi sono buttata in altre cose, soprattutto il disegno che mi ha permesso di esprimere tutte le emozioni che mi agitano in continuazione. O scrivere pezzi brevi per il mio sito Sdiario.
Poi un tarlo ha cominciato a lavorare nella mia testa: la scrittura e il corpo, il corpo e la disabilità, la disabilità e il sesso. Questi temi mi interessano da sempre, non solo perché sono una donna disabile e una scrittrice, ma perché mi interessano tutti i temi che in qualche modo rappresentano dei tabù; la follia, la disabilità fisica, il sesso, la morte, l'amore. In apparenza non tutti sembrano temi tabù, nella realtà ci ritroviamo, invece, nell'incapacità di trattare con libertà e onestà intellettuale argomenti “scabrosi”.
Questo lavoro arriva dopo aver scritto molto su sensualità e disabilità. Dentro di me, dopo aver ascoltato e incontrato  la sofferenza dell'invisibilità vissuta da moltissime persone disabili, ha cominciato a germogliare il desiderio del narrare. Insomma, il demone della scrittura si era risvegliato.

Non ho voluto scrivere fiction ma una storia vera, e quella di Non volevo morire vergine lo è: è la mia. Dal momento dell'incidente a quindici anni a oggi che di anni ne ho cinquantuno. Non potevo che raccontare di me, della strada lunga, faticosa, dolorosa ma anche vitale ed esaltante, percorsa per  riappropriarmi del mio essere donna in tutte le due declinazioni. Potevo raccontare di me – dei miei amori, del mio corpo, di tutta la gamma delle emozioni per riconquistarlo - per essere onesta e riuscire, senza remore, a toccare temi tanto intimi ma allo stesso tempo universali quali sono il sesso, l'amore, i corpi, le passioni.

Scrivere Non volevo morire vergine non è stata un'operazione liberatoria, al contrario: ricostruire il mio passato mi ha costretta a ripercorrere passaggi anche di grande sofferenza che sono stati necessari, però, per arrivare a questo presente, così bello seppur difficoltoso.
Perché in Italia nessuno ha vita facile, sotto nessun punto di vista, e per chi ha delle difficoltà – fisiche e non – la vita è ancora più complessa.
Ma non conosco alcun altro modo di vivere che non sia quella di immergersi in pieno nell'esistenza con tutto ciò che si ha e non si ha.
Amare ed essere amati è un diritto di tutti. Ed è possibile.