Come si annuncia il Vangelo oggi? Come si può parlare di Dio nella società “liquidaˮ e post-cristiana, sempre più secolarizzata? Queste domande, già acutamente avvertite da alcuni mezzo secolo fa, sono state alla base del Concilio Ecumenico Vaticano II. E sono quanto mai attuali oggi, in un contesto - qual è quello delle società occidentali - che appare totalmente “altroˮ e apparentemente disinteressato alla religione. A ben vedere, però, non è così. Quella religione che il marxismo chiamava «oppio dei popoli» pensando di averla definitivamente sepolta, è tornata a riemergere in modo prepotente con i fatti dell'11 settembre 2001. E così oggi ci troviamo a dover galleggiare tra relativismo, nichilismo e fondamentalismo. Che cosa può dire la fede cristiana di fronte a tutto questo? I messaggi evangelici possono ancora “mordereˮ la realtà odierna, e dunque interessare anche chi ne è lontano o addirittura li percepisce come alieni a sé? Da qui partono i dialoghi che ho avuto con don Julián Carrón, il presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, divenuti un libro Dov'è Dio? La fede cristiana al tempo della grande incertezza. Ho provato a chiedergli quale sia il cuore dell'annuncio cristiano e come trasmetterlo oggi. In un tempo in cui c'è chi dice che nessuna certezza è possibile o che il cristianesimo appartiene ormai alla soffitta della storia. E c'è anche chi, dall'altra parte, pensa che la risposta alla situazione attuale possa essere soltanto quella della forte identità da sfoderare come una spada, da innalzare come un muro fortificato, per salvare la cittadella dei puri credenti, i pochi rimasti. Il dialogo con don Carrón è stato sorprendente e mostra un volto di CL non sempre ben conosciuto: quello di chi non considera affatto la secolarizzazione come una iattura o una punizione divina, ma come un'occasione. Perché anche nel tempo della società “liquidaˮ e del relativismo su tutto e su tutti, è ancora possibile che il cuore dell'uomo venga colpito, che le persone si commuovano, che sobbalzino di fronte a una testimonianza vera, a un fatto che accade, alla bellezza incontrata. Così, oggi come duemila anni fa, oggi come al momento della caduta dell'impero romano, oggi come dopo i sanguinosi totalitarismi del Novecento, è ancora possibile che il Vangelo si comunichi attraverso i volti, gli sguardi, la prossimità e le parole di cristiani che vivono il dono da loro ricevuto non come un privilegio o uno scudo, ma come una grazia inattesa e immeritata. Una grazia che non toglie dal mondo, che non preserva dal peccato, ma che permette sempre di ricominciare, se solo ci si riconosce piccoli e bisognosi di aiuto. Come ben testimonia Papa Francesco.