Domani arriva veloce nasce sicuramente dal bisogno di conoscere le nuove generazioni più dal profondo, andando oltre la superficie, spesso distorta e semplificata, che ci viene restituita dai social. Il libro, poi, s’ispira a fatti reali che ho vissuto più o meno direttamente, ma mentre scrivevo mi rendevo sempre più conto di come l’esigenza di scrivere questa storia scaturiva in un certo senso anche dalla paura. La paura di non capire mia figlia Emma e di non riuscire a comunicare con lei. La paura che il suo mondo mi sfuggisse di mano e mi sopraffacesse. Scrivere questo romanzo si è trasformato così in un esercizio di dialogo e soprattutto di ascolto per capire a fondo aspetti del loro modo di vivere che spesso giudichiamo o semplicemente ignoriamo. Alcuni personaggi nel libro si trovano ad affrontare una sorta di prova di coraggio, una forma di parkour estremo chiamato train surfing, che consiste nel riuscire a reggersi in piedi sul tetto di un treno in corsa. Mi piace pensare che chi leggerà il romanzo si troverà a fare lo stesso. ì Perché i ragazzi corrono veloci come treni, proprio come la protagonista Giorgia, che scalpita alla ricerca di una crescita che vorrebbe rapida e indolore. La sua sensibilità, però, la rende diversa dal mondo che frequenta e da cui inevitabilmente è attratta, fatto di discoteche, droghe, mode e atteggiamenti mentali che riconosce come ingannevoli e artefatti. Eppure, ai suoi occhi, partecipare e inserirsi in quel mondo, le appare l’unica via per crescere. Comprenderà sulla sua pelle, anche attraverso il dolore e la perdita, il significato vero del divenire adulti. Perché, si sa, i giovani sono un po’ dei Peter Pan alla rovescia, che hanno tanta fretta di crescere senza sapere che domani arriva sempre veloce.