Avete presente Newsroom? Tutto quel clima concitato, le battute sempre pronte, la parlantina a raffica di tutti i personaggi, la breaking news da battere per primi… Ecco: quello NON è il giornalismo. È come i lettori credono che sia il giornalismo e come i giornalisti vorrebbero che fosse. Se davvero volete sapere com’è il mestiere più bello del mondo, allora dovete immaginarvi redazioni in cui fa troppo caldo in inverno e troppo freddo d’estate; a ore e ore passate alla scrivania a discutere con collaboratori inaffidabili e capi convinti di saperla più lunga di tutti; ad articoli scritti da semianalfabeti convinti di essere Hemingway e a familiari, che a casa si domandano perché non mandate tutti al diavolo e tornate per cena.

Però è bellissimo. È divertente, è esaltante, è straniante e appassionante. È come vivere con una donna che vi fa impazzire di rabbia, ma che non potete smettere di amare.

Narra la leggenda che l’idea de L’Armata Brancaleone venne ad Age e Scarpelli dopo aver visto un film sui samurai. Il rigore morale, la disciplina, il ferreo codice d’onore dei guerrieri giapponesi li aveva impressionati e si erano convinti che dovesse, più o meno, corrispondere a quello dei cavalieri medievali in Europa. Convinzione che però non aveva retto a qualche bicchiere di vino e alla loro indole istintivamente dissacratoria. Così era venuta fuori l’idea di raccontare come doveva essere veramente la vita dei cavalieri nell’Italia medioevale: un’accozzaglia di cialtroni squattrinati in caccia di avventure tanto quanto lo erano di facili bottini e una notte d’amore. Chiunque abbia il privilegio di vivere la vita di redazione, sa che la differenza tra i samurai raccontati in film come Tutti gli uomini del Presidente sono ben diversi da quell’Armata Brancaleone che nella realtà manda avanti la baracca dell’informazione. Certo, ci sono i cavalieri senza macchia e senza paura che smascherano truffe, svelano complotti, sfidano la criminalità organizzata, ma intorno a loro vive un’umanità variegata fatta di onesti scudieri della notizia, indefessi carpentieri della pagina, instancabili maniscalchi del menabò che respirano la stessa aria di inguaribili imboscati, famelici sciacalli e imbarazzanti raccomandati. E tutti parlano, parlano sempre ad alta voce per sovrastare il volume delle tv, le voci degli altri e le urla dei capi.

E quello che dicono… beh scopritelo calandovi nei panni di uno stagista convinto di entrare nella redazione di Woodward e Bernstein e che si trova spalla a spalla con Gianni e Pinotto.

** Ugo Barbàra**