Chi è Carlotta Pistone? L’autrice di Tutta mia la città o la protagonista?
La risposta è semplice, no? Sono sempre io, Carlotta! E si presuppone che il lettore, trovando scritto sulla copertina del libro “Storia vera”, mi debba credere sulla parola.
Quindi, se siamo tutti d’accordo, qual è il senso di questa domanda?
Il motivo ruota attorno alla preoccupazione più grande che mi sono trovata ad affrontare quando ho iniziato la stesura dell’incredibile agosto milanese che ho vissuto esattamente due anni fa: perché agli altri, in particolare a degli sconosciuti, dovrebbe importare qualcosa della mia vita?
E i miei dubbi non avevano a che fare tanto con il racconto delle disavventure che mi erano capitate, con la riscoperta di un amore dato da tempo per morto e sepolto o con il rapporto entrato in crisi verso una città dalla quale mi ero sentita tradita.
Il problema era Carlotta… e il passaggio più complesso è stato rendermi un personaggio letterario, ossia, per tornare al quesito di cui sopra, scindere la Carlotta autrice dalla Carlotta protagonista di un libro su di sé, evitando di cadere nella rete di una piatta e noiosa autobiografia costellata qua e là da simpatici aneddoti.
Come ne sono uscita? Pensando a me stessa in funzione della storia che avevo intenzione di raccontare. Un processo che, tradotto in poche parole, mi è costato notti insonni, pagine su pagine cestinate e qualche crisi d’identità! Ma soprattutto un rivangare a fondo, molto a fondo, nel mio passato, anzi, nel mio passato remoto, a partire dall’infanzia, alla ricerca di episodi, sensazioni, persone che avrebbero potuto contribuire a dare il giusto spessore emotivo, comico e ogni tanto anche drammatico, al mio personaggio, visto e considerato in un ben determinato contesto. E non è stata una passeggiata contando che, dopo la dissezione, ho dovuto etichettare pezzi della mia vita che avevo sempre ritenuto fondamentali, come poco o per nulla interessanti, quasi inutili, a favore di altri capaci di creare un maggiore impatto narrativo.
Il risultato? A un certo punto ho cominciato a vedere la storia di Carlotta scorrermi davanti agli occhi come in un film, a sorridere delle sue tragicomiche sfortune, a emozionarmi per i suoi romantici incontri, a dispiacermi di fronte ai suoi tormenti.
Mi sono distaccata da me stessa, ho scrutato nella mia vita con sguardo obbiettivo, quindi ho provato a immedesimarmi nella Carlotta di Tutta mia la città.
Ecco, quando ci sono riuscita ho capito che ce l’avevo fatta, che era quella la strada da seguire. Ribadisco, è stato difficile, ma allo stesso tempo anche utile. Scrivere questo libro mi ha portato a riflettere, a riprendere in mano questioni che avevo lasciato in sospeso e a conoscermi meglio. Mi sono riappacificata con me stessa, con il mio amore e con la mia città.
Ora che sono sugli scaffali delle librerie, però, la parola non spetta più a me, ma passa ai lettori…