Queste pagine si aprono e si chiudono con un cadavere. In mezzo, una storia di potere, disperata gioia di vivere, malavita, politica, amplessi, violenza, liberazione, colpi bassi, segreti. Una perfetta storia italiana.

L’attore dei fotoromanzi sputa la gomma americana prima di entrare in casa, al lotto numero tre. Rimane a terra per alcuni giorni, Umberto la stacca con un legnetto, va alla fontanella, la sciacqua, la mette in bocca, la mastica. È la gomma del ponte, quella di New York.

Siamo a Pietralata, anni cinquanta, periferia degradata di Roma. Umberto nasce qui, in un guazzabuglio di blocchi di cemento sgarrupati, pecore, bambini, fili di ruggine aggrovigliati, donne in fila alla fontana con le bacinelle, baracche schiacciate sulla terra, che diventa fango alle prime gocce d’acqua.
Umberto cresce tra pastori, contadini, artigiani, fuggiti per la maggior parte dal meridione con l’illusione di una vita migliore e finiti a fare i muratori, relegati ai margini della società civile. Prima a Pietralata poi a Ostia, dove la sua famiglia si trasferisce in seguito a quella che viene chiamata l’operazione baraccati. Roma viene ripulita da operai, poveri, sottoproletari, reietti, che vengono impacchettati e spediti al mare. Umberto è lì, la sera in cui Pasolini viene ammazzato.

C’è un’unica fotografia pubblicata nelle pagine del libro, quella del cadavere di Pasolini all’idroscalo, coperto da un lenzuolo insanguinato. Due ragazzi in piedi lo scrutano, uno si chiama Maurizio, detto Crispino. Non dovrebbe trovarsi lì, è stato arrestato due anni prima per omicidio, assolto per insufficienza di prove, di lì a poco diventerà uno dei boss della banda della Magliana. L’altro ragazzo è Umberto. Anche suo zio è un pezzo grosso, comanda la banda della lancia termica, che svaligia banche in mezza Europa. Lo chiamano Er Bolero.

Umberto cresce con la voglia di farsi strada, una voglia che da queste parti confina con la malavita, dai furtarelli alle rapine, ai traffici di grosso calibro. Poi un giorno scopre la Leica, una vecchia macchina fotografica che gli regala un gangster del clan dei marsigliesi. Diventa il fotografo personale di Bettino Craxi, il segretario del partito socialista, l’astro nascente della politica italiana.
Ora Umberto ha un ufficio tutto suo dentro palazzo Chigi, sede del governo della repubblica, e con il passare dei mesi diventa uomo di fiducia di Craxi. Di più, la sua ombra. Iniziano gli anni dell’orgia socialista, in cui succede di tutto: Pertini e Berlinguer, Frank Sinatra e John Gotti, Reagan e Lady Diana. Poi De Michelis e Ripa di Meana, per gli amici Orgasmo da Rotterdam. Il divo Andreotti. Feste e festini, Miss Italia, stelle e stelline, attrici, cantanti, artisti, in ascesa e trombati, tutti travolti da improvvisa passione politica. Fino a quando un mariuolo non finisce nel sacco, e la piramide si crepa, e poi crolla.

Craxi e Umberto si ritrovano soli, sul tetto di una villa di Hammamet. Tutti gli altri sono andati via. È notte, il cielo è stellato, Craxi sogna l’Italia, capisce che è tutto finito, e piange sulle spalle di Umberto. Di lì a poco muore.
Queste pagine si aprono e si chiudono con un cadavere. In mezzo, una storia di potere, disperata gioia di vivere, malavita, politica, amplessi, violenza, liberazione, colpi bassi, segreti. Una perfetta storia italiana.

Questa è la Grande Bellezza. Quella vera.